Archive for the ‘Come eravamo’ Category

Sleep, sleep tonight

agosto 27, 2011
 
Sleep, Sleep tonight
And may your dreams Be realized
If the thunder cloud Passes rain
So let it rain Rain down on him 
So let it be, So let it be
 
Sleep, Sleep tonight
And may your dreams Be realized
If the thundercloud Passes rain
So let it rain Let it rain
Rain on him
 
[a.b. 28/10/1938 – 27/08/2009]
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che bel trio! (il quarto c’è ma non si vede)

dicembre 3, 2010

Estate, la mia prima, anzi la seconda (1968), dipende da quando si comincia a contarle. Mia madre mi tiene in braccio e sorride. Vestitino corto e floreale, di cui posso solo immaginare i colori. Una leggerissima rotondità, proprio lì, indotta da… Mio padre, impercettibilmente arretrato rispetto a sua moglie, in una sua tipica espressione e posa, quasi con una smorfia sulla bocca, occhialoni neri, magliettina scura, pantaloncini e mani in tasca. Finto disinvolto. Sotto ai loro piedi, erba che pare bruciata dal sole. Noi tutti, illuminati dalla luce, con le ombre di quello che sembrerebbe un bosco, appena dietro. E io, io come al solito, mica che sorrido, eh no!, io tutto bianco, berretto incluso, con una mano che cerca la tetta materna (sempre piaciute le tette) e l’altra quasi stretta in un pugno, io con uno sguardo fiero e, parrebbe, figurarsi!, persin deciso. Io, insomma, con piglio quasi da sfida, al sicuro, protetto dalle due persone che m’avevano buttato in mezzo a quel pazzo pazzo mondo.

ciao pà

agosto 27, 2010

La fine arriva alle sei meno cinque di un mattino di fine agosto. La fine è preceduta da una notte di pioggia (e forse ci sarà un perché, era da settimane che non scendeva una goccia, da giorni che non si vedeva una nuvola), e la fine siamo noi, intorno al suo letto dalla sera precedente, noi che contiamo i minuti come fossero battiti e viceversa. La fine è Regina che non chiude occhio, nemmeno un minuto, tutto il tempo a sentirgli il polso, a bagnargli la fronte resa bollente dalla febbre alta, la fine sono io, vicino a lei, ma come Pietro nell’orto m’addormento, e la fine è mia madre, all’altro lato del letto, che soffre silenziosamente, chiusa in un’attonita dignità, e la fine è mio fratello, il più stupefatto, il più incapace di reagire, che viene lì con noi, pochi minuti prima della fine. E la fine arriva quando mio padre non respira quasi più. La fine sono esili piccoli fiati sempre più lenti e faticosi e rarefatti. La fine è il polso che frena, come se si trovasse davanti una salita troppo impegnativa. La fine è questa roba qui. Se ne va così, con le estremità gelate, con le dita delle mani fredde come ghiaccioli. Indurite, senza linfa vitale. La fine è il polso che non c’è più, si ferma, la fine è la fine della corsa. Fine della storia. La fine è l’alito di un Angelo che si smorza e svanisce nell’aria umida e pesante del mattino. La fine sono Eraldo e Lella e Sima che arrivano, con la consapevolezza della fine dentro agli occhi. La fine siamo tutti noi, intorno, un coro stonato e grottesco, noi che lo chiamiamo forte. La fine sono i suoi occhi sempre chiusi che non si riapriranno mai più. E alla fine non ci resta che piangere. Ognuno a suo modo, ognuno con la propria intima tonalità. È la sua fine, cari miei, con un copione scritto da una mano assassina, venata da un sottile macabro cinico sarcasmo. La fine sono preghiere, per chi ci crede. Imprecazioni, per qualche altro. La fine, riposi in pace, è il pensiero rivolto alla sua anima.

La sua anima, già, adesso, chissà dove si trova.

Fine.

27 agosto 2009

la mia prima volta

agosto 2, 2010

avevo un anno e qualche spicciolo. mio fratello ancora non c’era, nel senso, a quell’epoca era un piccolo pesciolino ancora dentro la pancia della sua mamma (che poi era pure la mia, si capisce).

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due is megl’ che uan

luglio 19, 2010

e questa è mia nonna Lucia, che di secondo nome faceva Triestina. sta tenendo in braccio (forti e tenaci braccia abruzzesi) me e mio cugino Francesco, nato qualche settimana prima del sottoscritto. in questa foto avevamo sei mesi, o giù di lì, entrambi.

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zorro al quadrato

luglio 13, 2010

A casa di nostra nonna Clementina. Un piano sotto la nostra. Suppongo, con una certa evidente (e lampante) sicurezza, fossimo intorno a carnevale. Primi anni settanta. Io e mio fratello Paolo. Entrambi vestiti da Zorro. Uno, mi par evidente, era di troppo!

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guarda in alto!

luglio 2, 2010

Questo sono io, alla tenera età (all’incirca) che ha la Virginia oggi. Guardo in alto, con una notevolissima magliettina col colletto, quadrettata a mezze maniche (una certa sua eleganza insomma, ce l’ha indubbiamente), che sono anni ormai che non ne fanno più, di magliettine così.

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linea d’ombra

giugno 23, 2010

io con mia nonna (paterna) Clementina, detta Clemens, mai capito se per inflessione dialettale milanese o per tendenze esterofile (anche se decisamente propendo più per la prima ipotesi).

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primo natale

giugno 15, 2010

cinque mesi compiuti da poco, in braccio a mio nonno Giulio (ramo materno). Io c’ho un bel bavaglino bordato d’azzurro, la faccia quasi terrorizzata (chissà cosa avevo visto… e dire ch’era natale!), di sorrisi manco l’ombra. Mio nonno invece, è più disteso, elegante, camicia bianca, gilet scuro e cravatta intonata. L’albero – addobbato come si conviene – ha il pregio di limitare, seppur parzialmente, la vista di un quadro a tematica marina sul quale preferirei astenermi…

sempre più in alto

maggio 31, 2010

Qui ero un arlecchino un po’ bohemienne, in piedi sul tavolo della cucina di mio zio Eraldo (la sua casa m’è sempre piaciuta un mondo), avevo tre anni, il solito taglio a scodella e un paio di scarpe inguardabili. Per il resto, direi che è ufficiale, io da bambino, nelle foto, non ridevo proprio mai, neanche a carnevale…

Titulo: da sinistra verso destra (dall’alto)

maggio 24, 2010

Julio Cesar, Maicon, Zanetti, Samuel, Lucio, Chivu, Cambiasso, Sneijder, Pandev, Milito, Eto’o… ahah..!

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omonimi nel nome (ma non nello sguardo)

maggio 19, 2010

io e mio nonno giuseppe, nel giardino (fiorito) di casa. lui accovacciato, pantaloni lunghi e canotta, io in piedi, vestito che sembra che indossi la divisa della nazionale polacca. è il sessantanove, avevo due anni e qualcosa, e lui, che andava di pari passi col secolo, aveva gli stessi anni di quell’anno. lui sorride leggero in camera. io tengo lo sguardo basso serioso e pensieroso. chissà a cosa stavo pensando. già. riguardandola adesso, questa foto, mi fa un effetto strano. il bambino, più che io, a me mi pare lui…

primi passi

maggio 15, 2010

Di bianco – o quasi – vestito, da capo a piedi, berretto compreso, comincio a sgambettare per le strade del mondo, sull’erbetta insomma, con gli occhi fissi in camera, a metà tra il timoroso, il perentorio e il corrucciato, sostenuto dalle amorevoli mani di mia madre (non poco scosciata) che indossa un bel vestitino floreale molto parecchio sixties. E poi, ecco, non saprei proprio dire chi fosse quella bambina che si intravede di scorcio, ma non credo sia rilevante.

Perché su tutte, riguardando questa foto, mi colpisce una cosa. Mia madre era davvero bellissima e io non lo sapevo.

e ti pare poco

maggio 11, 2010

E dire che me l’avevano detto che ci sarebbe stato da pedalare. Mai però, avrei pensato così tanto… proprio vero, come dice Gianni, quant’è dura la salita, e uno su mille ce la fai

prima comunione (a colori)

aprile 26, 2010

Nel cortile di casa, con mio fratello (molto casual, beato lui che non c’aveva la menata della comunione) e mio padre. Vestito così, ingessato, fuori contesto, stono davvero molto parecchio…

prima comunione (in bianco e nero)

aprile 26, 2010

io e mio cugino, il giorno della prima comunione, immortalati in uno scatto d’epoca. L’orologio, in bell’evidenza, era evidentemente il regalo ricevuto per il bellissimo evento (mai più messo un orologio in vita mia, poi, e non so se sia da collegarsi alla comunione, ecco). Taglio di capelli quasi identico, il mio più scodellato. Piccole differenze nell’abbigliamento, seppur molto consono per entrambi. Dolce vita io, camicia e farfallino country, mio cugino Mik. Era il settantasei. C’avevamo, tutta o quasi, la vita davanti. A vederci oggi, invece, ah… meglio lasciar stare!

il mio sessantotto

aprile 19, 2010

io, elegantissimo e sorridentissimo, con berrettino e giacchettina di un certo pregio (notare i bottoni dorati), in braccio a mia madre, poco meno sorridente, già, e però con un taglio di capelli notevolmente ondeggiante.

come eravamo

dicembre 28, 2009

un giorno, presumibilmente felice, primi anni settanta