Archive for the ‘Altri funerali (brevi cronache dai cimiteri)’ Category

1.9 Traiettorie

giugno 21, 2010

Per raggiungere la dimora, si presume eterna, di mio padre, percorro una traiettoria stabilita. Ogni volta così. La via, credo di poter affermare con quasi assoluta certezza, pur non avendola mai misurata, più breve. Come se avessi inserito il navigatore automatico. Mi lascio guidare, quasi in trance. Appena entro, superato il cancello, una cinquantina di metri dritto, poi leggera curva a destra, al primo incrocio imbocco il primo vialetto a sinistra, sempre dritto per un’altra cinquantina di metri, al bivio, in fondo al cimitero, curva a gomito a destra, impossibile da non vedere, ci sta il muro di recinzione davanti. Rallentare, qualche metro ancora, stop. Sono arrivato.

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1.8 Attesa

giugno 21, 2010

Poter piangere o salutare o andare a trovare i propri cari, avere la certezza che stiano sempre lì ad aspettarti, ecco, credo sia indiscutibilmente un bel privilegio. Sapere, o perlomeno illudersi, che non vedano l’ora di sentirsi raccontare le ultime novità, scrutarti nel cuore, riascoltare la tua voce, venire a conoscenza degli ultimi pettegolezzi, anche, chissà. E tu, a tua volta, provare una sorta di dolce consolazione, sapendo che, qualunque cosa tu dica, il loro sorriso non muterà. Be’, credo sia davvero un bel consolante conforto, già.

1.7 Numeri

giugno 15, 2010

Migliaia, però. Uno a fianco dell’altro. Tante voci che s’innalzano all’unisono. E forse di più, decine di migliaia. Una piccola città. Come strade. Percorsi che s’intrecciano. Paralleli e ordinate. Tropici immaginari. Coordinate da reimpostare. Numeri. Nomi. Sguardi. Magari soltanto sfiorati, nel parcheggio di un supermercato. Insomma, immaginari. E per questo mortali.

1.6 Missing

giugno 15, 2010

Ieri riflettevo su una cosa. Quando si muore, s’ha l’usanza di dire che quella persona è scomparsa. Ecco, io non sono propriamente d’accordo con quest’affermazione qui. Perché scomparse, le persone che stanno qui dentro, non lo sono mica, scomparse. Già, perché loro, i presunti scomparsi, loro sono qui, vicini, accomunati, probabilmente da destini diversi, ma allo stesso modo identici. Già, ancora una volta è così, tanto così lontani ma così parecchio vicini. Tenuti assieme da ciò che è stato, dalle loro vite passate. Vite. Fatte di carne e di sangue. Di ossa e di sguardi. Di strette di mano e di pacche sulla spalla. Di baci. Di abbracci. Di scoperte. Di delusioni. Di felicità terrene. Private e comuni. Collettive e individuali.

1.5 Avi

maggio 31, 2010

I miei avi, definiamoli così, da parte di padre, sono dimorati lungo la parete che una volta, prima dell’ennesimo allargamento e ristrutturazione, coincideva con quella del muro d’ingresso. Le foto sono sbiadite, i nomi scritti con caratteri desueti, in rilievo. I cognomi sono tipicamente milanesi, al peggio lombardi, e alcuni, indiscutibilmente, coincidono con quelli degli avi del mio amico Pietro. Alla lontana, già, ecco, ma l’avevo appena detto, sì, che siamo quasi parenti, io e lui, vero?

1.4 Piccole tombe

maggio 31, 2010

E poi ci sono anche le tombe dei bambini. Sono le più colorate, le più addobbate, le più fuori luogo. Io ci giro lontanissimo, non ho mai avuto il coraggio di avvicinarmi troppo. Sembrerà una faccenda banalmente scontatamente stupida, ma mi tremano le gambe solo al pensiero, ecco.

1.3 Parentele inaspettate

maggio 24, 2010

Una mattina di metà dicembre ci sono andato col mio amico Pietro. Anche lui ha perso il padre, giusto un paio di settimane prima del mio. Io e Pietro ci conosciamo da quando avevamo sei anni, dalle elementari, stessa classe. E poi le medie, l’oratorio e tutto il resto. Lui però, a differenza mia, è un gran cervellone e in più, fattore d’importanza non secondaria, studia la bibbia (che volete farci, ognuno c’ha le sue perversioni), quindi è particolarmente indicato, in luoghi e contesti come questo.

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1.2 In compagnia

maggio 24, 2010

Al cimitero ci vado molto spesso con mia madre. Qualche volta anche da solo, però. Non ho ancora deciso quale dei due casi preferisca. Io. Ma anche lei, intendo dire.

1.1 L’arte del riciclo

aprile 29, 2010

Sembrerà assurdo, di cattivo gusto o ridicolo, ma è davvero così. Ci sta un recinto, nel mezzo del cimitero, a fianco di un viale piuttosto trafficato, che ne è pieno. Varie tipologie e generi. Tombe, già. Variegate lapidi in marmo, variegati colori, variegate forme. Per tutti i gusti, si potrebbe dire. Una volta disseppelliti i poveri defunti, trascorsi i canonici dieci o quindici anni, dipende dalla velocità della loro decomposizione, perdonate la crudezza ma è così, pace all’anima loro, le lapidi, come dicevo, vengono messe da parte e riciclate. Nel senso che, chi lo desidera, può acquistarsela e tenersela da parte, pronta all’occorrenza. Senza bisogno di farsela fare nuova. Senza necessità del trasporto, è già lì. Un guadagno netto, obiettivamente, ci sta. Sia considerando il fattore tempo che, soprattutto, considerando il lato economico. Eh sì, perché bisogna pur dire che quelle lapidi vengono date via con un considerevole sconto.

1.0 La foto

aprile 27, 2010

La foto è leggermente fuori fuoco, l’immagine un po’ sgranata, quelli delle pompe funebri volevano ritoccarla con Photoshop, gli abbiamo detto che andava benissimo così. Anche lo spicchio di sdraio blu che gli sta dietro le spalle, anche il pezzetto di ringhiera del balcone, anche le fronde della chioma di quello che sembra un faggio. Coi capelli più bianchi della camicia bianca che indossava quel giorno. Soprattutto con quel suo sorriso sincero, felice, soddisfatto, spensierato, rilassato, anche un pochino orgoglioso, già, un sorriso che sottintende quell’abbraccio che sta nella parte di foto tagliata e che solo noi sappiamo.

Ma che idea, ritoccare la foto, su. La foto è bellissima così. Con lui ancorato saldamente alla terra, e non con uno sfondo sfumato, azzurrino o latteo, di sicuro irreale, dai.

0.9 Col sole in fronte

aprile 27, 2010

Che poi mio padre, bisogna riconoscerlo, alloggia in una buona posizione, col sole in fronte, sì, una parete interamente baciata, va pur detto quando c’è, e Milano non è che sia famosa per le giornate di sole, ecco, baciata dal sole. Lui sorride, come dicevo prima, seduto su una sdraio, sul balcone della casa al lago. La foto è di un paio d’anni fa. Nello scatto originale ci stava anche Virginia, la teneva in braccio, era un frugoletto di pochi mesi. Mio padre nutriva una sorta di venerazione per mia figlia. Magari, sapesse, che l’ho dovuta tagliar via, mia figlia, per metterci solo lui, magari non l’avrebbe gradita troppo, ‘sta cosa qui, non so. Spero non si sia arrabbiato, ecco. L’ho fatto solo perché era necessario.

0.8 Frequentazioni

aprile 27, 2010

Io, prima che morisse mio padre, al cimitero non ci andavo quasi mai. Ho ancora ben chiaro il ricordo di mia madre che insisteva nel volermi portare, a forza, a trovare il nonno, quand’ero, prima bambino e poi, gli altri parenti, perlopiù zii che venivano di volta in volta a mancare, quand’ero ragazzino.

Io invece, adesso che mio padre è morto da quattro mesi, io adesso invece, posso considerarmi un frequentatore piuttosto assiduo.

Non so esattamente a cosa serva andarci, io mio padre lo tengo sempre con me, indipendentemente dal luogo che frequento, mi par chiaro, ecco, diciamo che ancora mi sfugge il senso generale della cosa, e però, sì, il solo fatto di andare a trovarlo lì, ecco, mi infonde un senso di sollievo, andarci, vedere quel suo sguardo sorridente, ascoltare la calma la pace la tranquillità che ci sta tutt’intorno, già, quello sì, mi dà parecchio molto sollievo.

0.7 Informazioni

aprile 21, 2010

È una novità. L’hanno istallata qualche anno addietro, due o tre, non di più. Ricordo che, quando l’introdussero, fu proprio mio padre a parlarmene.

“Sai, all’ingresso del cimitero, sulla sinistra, di fianco alla guardiola del custode, hanno messo un piccolo terminale nel quale puoi cercare i defunti dei cimiteri di Milano.”

Una volta, per sfizio, giusto per vedere se funzionava davvero, ci ho digitato Manzoni Alessandro e in effetti è uscito proprio lui, o meglio, è uscito il luogo preciso – il Famedio del Cimitero Monumentale – nel quale si trovava. Poi al terminale ci hanno attaccato un foglio con sopra scritto: guasto. Così da parecchi mesi ormai. Le solite cose all’italiana, insomma. Fine delle ricerche. Che ne avrei avute, da fare, eccome.  Peccato.

0.6 Fluorescenze

aprile 20, 2010

No, perché, ecco, stavo ancora ripensando all’insistenza della vedova e al suo occhio eternamente fluorescente, ecco. Nei momenti di disperazione si può trovare conforto anche nelle cose apparentemente più astruse e assurde di questo (e di chissà quali altri) mondo.

0.5 Così vicini, così lontani

aprile 20, 2010

Perché al cimitero, appena dentro o appena fuori, poco cambia, mica puoi essere troppo sgarbato, ognuno ha i propri dolori, i propri drammi, le proprie cupe sofferenze, distacchi e mancanze, con cui fare i conti. In ogni momento. Che sia accaduto il giorno prima o trenta anni fa. La morte ci rende identici, ci appiattisce alla stessa maniera, eppure il dolore ha una propria dimensione molto parecchio intima e personale, direi inviolabilmente sacra. Inviolabile e invalicabile. Non c’è posto migliore di un cimitero, nel quale poter toccare con mano questa piccola semplice verità. Noi, poveri umani, siamo tutti così vicini e, al tempo stesso, così lontani. Siamo esseri appartenenti alla stessa specie ma con un mondo interiore estremamente infinitamente unicamente personale.

0.4 Bancarelle

aprile 20, 2010

Che di bancarelle floreali, appena fuori dall’ingresso, ce ne sono ben due. Una attaccata all’altra. Concorrenza ferrea, e magari sleale, verrebbe da pensare. E invece, per quel poco che ho potuto constatare, i due rivenditori vanno d’amore e d’accordo, senza rubarsi i clienti. Che secondo me non litigano giusto perché stanno proprio davanti al cimitero e non sarebbe proprio la miglior cosa, farsi i dispetti all’ingresso di un camposanto. Irrispettoso, irriguardoso, di pessimo gusto, nel migliore dei casi. E poi, considerata l’età media della popolazione, il mercato, dopotutto è, restando in tema, piuttosto fiorente e non credo ci sia bisogno di farsi la guerra per qualche crisantemo in più. E però, secondo me, qualche volta, già, qualche pensierino stonato, ecco magari quello

0.3 Fiori

aprile 20, 2010

Ci sono tombe senza fiori. Altre che ne hanno di così appassiti, oppure finti, da far rivoltare i loro cari estinti. E poi ce ne sono altre che ne hanno troppi. Sempre freschi, rigogliosi, in ogni stagione. Anche da morti non siamo mai tutti uguali, già.

0.2 Rosso ipnotico

aprile 19, 2010

Siamo nel reparto dei colombari, al primo piano, lì ci stanno un discreto numero di nostri parenti. Quando facciamo il giro lungo, io e mia madre, ce lo passiamo in rassegna, dedicando a ciascuno, il nostro piccolo pensiero.

Mentre stiamo per ridiscendere le scale, una signora, mio padre se n’è andato da poco, prende da parte mia madre e, piuttosto orgogliosamente, le fa.

“Venga, venga a vedere.”

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0.1 Clima

aprile 19, 2010

In inverno fa sempre più freddo, lì dentro, rispetto all’esterno. Anche nelle parti battute dal sole, lì dentro, si gela. E non è solo un modo di dire. Lì dentro ci sta un freddo da morire. Anzi, da morti.

0.0 Punti di vista

aprile 19, 2010

Visto da sopra, somiglia a un grosso rettangolo. Mai contati, ma parecchi ettari. In continua espansione. Dopotutto, escluso il mattone, l’industria più florida, credo sia proprio questa. Lo spazio non è mai abbastanza.

Da terra, mercato immobiliare a parte, ogni lato ha un muro di cemento alto circa tre metri, piuttosto scrostato, qui e là si intravedono i ferri dell’armatura.

E visto dal basso non so. Ci aspetto anch’io di andarci per capire com’è.

Senza fretta, ovviamente.