Al parchetto

Sono seduto su una panchina e osservo Virginia arrampicarsi sulla piramide di corde. Seduta vicino a me, una madre si raccomanda col proprio figlio, di sette, otto anni: “Allora hai capito bene cosa ti ho detto? Non devi allontanarti dall’area giochi perché altrimenti ti portano via gli zingari! Mi senti? Gli zingari ho detto! Che poi se ti portano via non venire a lamentarti con me poi, eh!”
Non ho nemmeno il tempo di rielaborare l’articolato concetto materno appena esposto, che sento piangere un bambino nei pressi dello scivolo. Avrà cinque, sei anni. Il papà quasi lo strattona e gli urla a non più di dieci centimetri dal naso: “Inutile che piangi adesso! Ah, quel bambino ti ha dato una testata? E tu adesso piangi? Ma piangere non serve a niente! La prossima volta reagisci pure tu! Hai capito? Così vedrai che la testata non te la tira più!”
Proprio vero. Mestiere durissimo quello dei figli.
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