L’inventore di giochi

Papà papà!

Dimmi amore.

Giochiamo?

Va bene.

Papà papà!

Dimmi amore.

Lo inventi tu?

Va bene.

Ci penso un momento, poi cominciamo. Di giochi, basta volerlo, ce ne stanno un mondo, già.

Per esempio.

Quello delle Olimpiadi (io sono l’allenatore severo e lei la mia talentuosa allieva che, dopo duri allenamenti, rinunciando agli orecchini e ai vestitini di Hello Kitty e delle Wings – è un’atleta talentuosa che tiene all’eleganza, lei – dedicandosi scrupolosamente alle mie direttive e seguendo i miei severissimi consigli, vincerà la medaglia d’oro ai giochi olimpici di Pechino, specialità: 400 mt. ostacoli, con cerimonia di premiazione, inno nazionale, applausi del pubblico e podio inclusi)

Quello del ristorante cinese (dopo la gara vinta si va a festeggiare, ovvio)

Quello della discoteca (dopo la gara e dopo il ristorante, quattro salti in disco – attenzione, siamo sempre a Pechino, già – non ce li toglie nessuno)

Quello del ritorno a casa, trionfanti con la medaglia al collo (discesa dalla scaletta dell’aereo, foto di rito, ecc.)

Quello del bar (io alla cassa, lei una signorina e/o una ragazza e/o una mamma con prole appresso che viene a far colazione)

Quello del supermercato (ruoli intercambiabili, la spesa è sempre notevolmente esagerata, però)

Quello della lavanderia a gettoni (lei porta i panni, io faccio la lavatrice)

Quello della panetteria (io il panettiere che si alza prestissimo al mattino, lei la ragazza che compra il pane e i cracker e la focaccia e le brioche)

Quello della banca (io il bancario che le fa compilare la distinta di versamento/prelievo)

Quello dell’ufficio (siamo colleghi, ma non di stanza e ci incontriamo nella pausa caffè)

Quello della piscina (deve perfezionare un po’ il delfino, il resto è ok)

Quello della sfilata di moda (preceduta dalla manicure e dal salone di bellezza)

Quello dello studio di architettura (io il capo, lei la progettista migliore del mio team, a cui affido la realizzazione di una palazzina residenziale, con sopralluogo in cantiere incluso)

Quello del treno (io il controllore che cerca, invano, di prenderla in castagna, ma lei il biglietto ce l’ha sempre!)

Quello del viaggio aereo (benvenuti sul nostro volo, qui è il comandante che vi parla, ecc., le hostess, allacciatevi le cinture, il carrello col pranzo, i film e, ovviamente, le classiche turbolenze che non mancano mai, di fronte alle quali lei, non si scompone minimamente)

Quello dell’oculista (sull’opportuna lavagna vanno disegnati gli opportuni segni – per es.: una casa, un sole, un’auto, ecc. – e a opportuna distanza, con una mano che copre un occhio, vanno letti)

Quello dell’otorino laringoiatra (apra la bocca signora, faccia: aahhh… diamo un’occhiata alle tonsille, grazie, si faccia controllare le orecchie, prego)

Quello del dottore generico (le prescrivo lo sciroppo per la tosse e le ausculto i polmoni, dica trentatré, molto bene!)

Quello del prelievo del sangue (sempre coraggiosissima!)

Quello del

Dopo un paio d’ore filate, ecco, le idee e le energie cominciano a scarseggiare. Chiedo una pausa. Ma Virginia non fa sconti. Il gioco per lei, è un po’ come una droga. E io sono il suo spacciatore preferito, già.

Papà!

Dimmi.

Ancora uno, dai!

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