Archive for dicembre 2010

Allucinazioni psichedeliche (colorate e rotolanti)

dicembre 29, 2010

Virginia e l’ho scoperto l’altro giorno, c’ha un’amica speciale. E non mi riferisco né a Giorgia né a Martina, le sue bambole preferite. Eh no. Troppo facile.

Di questa sua nuova amichetta me ne ha parlato, di punto in bianco, così, mentre eravamo in auto, poco prima di uscire dalla tangenziale, di ritorno dal pranzo dalla nonna Isa.

Papà, sai, la mia amica pillola è gialla piccolina rotolante invisibile… vede tutto tutto da lontano… le macchine il cielo la strada le nuvole gli alberi le case i tetti… anche la Coop!

Ah ah… amica pillola hai detto?

Sì sì sì! Lei è piccola e rotolante e vede tutto tuttissimo!

Mah. Sul momento ho lasciato perdere. Poi però ci ho pensato su. E a una conclusione, ecco, sono arrivato.

Cazzo di ingredienti usa, mia madre?

Frenesie natalizie

dicembre 27, 2010

Uno fa di tutto per restarne fuori, ma non ce n’è, la frenesia del natale è contagiosa. Prendi l’altro giorno. Ero lì ad aprire i pacchi con Virginia ma il bambino (e già sapevo cosa stavo spacchettando, tra l’altro) sembravo io. Strappavo, tagliavo, accartocciavo e… e a un certo momento, ecco, sento la mia piccolina che sbotta:

Ma papà… un po’ di calmezza, dai!

Già. L’infantile saggezza dei bambini salverà il mondo, già…

La Parabola di Natale

dicembre 24, 2010

Mio cugino ha comprato una nuova televisione. Quarantadue pollici! Tuner Digitale Terrestre Integrato! Sistema Dolby Surround! Formato 16:9! Schermo piattissimo! Altissima risoluzione! È davvero fantastica, giuro! Ci ha speso la tredicesima sua e quella della moglie. Non gli è bastato, il resto lo paga a rate, dilazionato nei prossimi diciotto mesi, sapete, mio cugino non è che se la passa troppo benissimo, in giro ci sta la crisi, già. La tele però è bellissima.

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E cappuccetto va…

dicembre 22, 2010

 

Faccio sentire una registrazione che ho fatto col gruppo, settimana scorsa, a Virginia.

Ascolta, sulle prime note glielo dico, lo sai che è il papà quello che canta?

Lei mi squadra incerta e curiosa e poi si mette ad ascoltare.

È la cover di Rewind, di Paolo Nutini. Poi, ancor prima che finisca, mi dice, manco avesse tradotto alla lettera, papà papà, me la fai riascoltare?

Certo, amore. E faccio ripartire l’mp3.

Sento che intanto, si mette a canticchiare sopra al ritornello. Virginia ci ha proprio una bella vocina, penso, leggera, lieve, intonata (per quanto si possa esser intonati a tre anni e mezzo).

Il ritornello del pezzo dice: Why can’t we just rewind, why can’t we just rewind…

Sposto l’orecchio verso mia figlia e sento questo:

Weehh cappuccetto vai, weeh cappuccetto vaaaiii..!

Mica male come traduzione, magari non proprio letterale e però. Che sapete cosa, ecco, poi ci ho provato a cantarcelo sopra anch’io, il testo virginiano e, metricamente, ci stava giusto giusto.

C’ha orecchio, la bambina.

Vedo e non vedo

dicembre 20, 2010

Papà, papà!

Cosa.

Rimettiti gli occhiali!

E perché, Virginia?

Perché così ti vedo meglio le pupillole!

Bevi che ti passa (bevande molto pericolose)

dicembre 9, 2010

Stiamo giocando con la cucina dei piccoli dell’Ikea, quella cucina lì, ci ha tutto quella cucina, proprio davvero tutto. Lavello, fuochi, ripiano di lavoro, scaffali, antine, accessori, cassetti, pure il forno a microonde c’ha, quella cucina lì. A un certo punto, vai a sapere il perché, il cervello dei bambini è una miniera, decide di darmi da bere. Prende un piccolo bicchiere, apre il rubinetto, lo riempie, chiude, me lo porge.

Bevi, dai!

Bevo, ma prima voglio sapere che cosa ci sta dentro. Glielo dico.

Cosa mi stai dando?

Ma è vino, papà!

Ma Virginia, dal rubinetto come fa a scendere il vino?

Ci pensa su un pochetto. Poi mi fa.

Ah, sì, è vero! Volevo dire… è acqua e vino!

Oh, ecco, così va meglio, sì. E prendo a darci giù belle sorsate.

Poi però, me lo strappa quasi di mano e lo riempie di nuovo. Me lo riporge, con molta gentilezza, ma con una certa energica impazienza. Io indugio un attimo di troppo.

Papà lo bevi per favore?

Certo che lo bevo, e però, poi, è solo dopo aver dato una bella sorsata a quel piccolo bicchiere di plastica vuoto, che glielo chiedo di nuovo.

Oh, ma che buono! Virginia, e questo che cos’era?

A quel punto, lei, la mia piccolina, sfodera uno sguardo inedito, quasi perfido nel suo candore, e mi fa, canticchiando, come stesse dicendomi la cosa più ovvia di questo mondo.

È veleno, papà..!

E io, così, senza nemmeno accorgermi, mi ritrovo morto.

Piccolo Dizionario della Lingua Virginiana

dicembre 8, 2010

B, b

Babatta

[ba-bàt-ta]

s.f. Calzatura comoda che si porta in casa; indifferentemente sul pavimento, sul tappeto, sul letto, sul divano, ecc. Talvolta, principalmente col papà, ci si può sgambettare pure sul tavolo e sul ripiano della cucina. Di varie dimensioni e forme, nello specifico attualmente numero 25, ancora per poco presumo, precipuamente di colore rosa, precisamente, con Minnie sul collo del piede.

Bibbiocheca

[bib-bio-tè-ca]

s.f. Luogo molto molto bello nel quale si possono comprare – ma senza soldi – un sacco di libri. E poi, leggerli lì (nello specifico, farseli leggere dal papà), in loco, oppure portarseli a casa e farseli leggere, senza soluzione di continuità, fino allo sfinimento, sempre dal papà.

Sfilate modaiole

dicembre 5, 2010

Virginia sta passeggiando avanti e indietro, testa alta, sguardo ispirato, passettini eleganti, ancheggia, sederino in fuori. La cosa mi incuriosisce un po’, quindi glielo chiedo.

Virginia che cosa stai facendo?

Ma papà, sto modando!

che bel trio! (il quarto c’è ma non si vede)

dicembre 3, 2010

Estate, la mia prima, anzi la seconda (1968), dipende da quando si comincia a contarle. Mia madre mi tiene in braccio e sorride. Vestitino corto e floreale, di cui posso solo immaginare i colori. Una leggerissima rotondità, proprio lì, indotta da… Mio padre, impercettibilmente arretrato rispetto a sua moglie, in una sua tipica espressione e posa, quasi con una smorfia sulla bocca, occhialoni neri, magliettina scura, pantaloncini e mani in tasca. Finto disinvolto. Sotto ai loro piedi, erba che pare bruciata dal sole. Noi tutti, illuminati dalla luce, con le ombre di quello che sembrerebbe un bosco, appena dietro. E io, io come al solito, mica che sorrido, eh no!, io tutto bianco, berretto incluso, con una mano che cerca la tetta materna (sempre piaciute le tette) e l’altra quasi stretta in un pugno, io con uno sguardo fiero e, parrebbe, figurarsi!, persin deciso. Io, insomma, con piglio quasi da sfida, al sicuro, protetto dalle due persone che m’avevano buttato in mezzo a quel pazzo pazzo mondo.

Il favoloso mondo delle Barbie

dicembre 2, 2010

Ci sono le Barbie buone e quelle cattive. Ken – l’unico uomo della compagnia – sta con le buone ma si chiama Kendy (è alto, slanciato, biondo e trendy, con quella magliettina attillata e quel cappello sulle ventitre). Le cattive sono in minoranza e, detto tra noi, non fanno nulla di male (nulla, insomma, per cui vedersi appioppate il ruolo di cattive). In realtà si prendono solo le mazzate dalle buone. Io tengo le cattive e dunque, prendo le mazzate sulle mani (perché è tenendole in mano che do vita alle Barbie cattive). Le Barbie cattive sono due bionde (una vestita da sposa, l’altra da ballerina) e una di colore (la parrucchiera, molto bella devo dire, con ciglia lunghissime e due occhioni azzurri mica male) a cui però manca un braccio. Le buone sono tutte le altre, una mezza dozzina, esclusivamente bionde, tranne un’infiltrata mora (che non è manco una Barbie) che si chiama Giulia. Prima dei combattimenti c’è sempre uno spettacolo teatrale al quale assistono tutte insieme, amichevolmente. L’attrazione è il mago Serafino, un mago che fa sparire le cose (una seggiola da parrucchiera e una spazzola rosa, di solito) e poi le fa, magicamente (altrimenti non sarebbe un mago), riapparire. Il mago Serafino sarei io.

Finito lo spettacolo, il pretesto è sempre un litigio che non si capisce mai da chi e da cosa comincia, inziano le mazzate. Fioccano come se piovesse. Le cattive hanno la peggio e battono in ritirata. La variante è Kendy che si sposa con la sposa, e che, così facendo, fa ingelosire l’altra biondona. Sia come sia le buone vincono inesorabilmente. Poi, il colpo di genio. Al termine dei combattimenti si spogliano (buone e cattive insieme) e, tutte quante appassionatamente, fanno il bagno sul tappeto.

E sapete cosa? È a quel punto, immancabilmente, ogni volta, vai a sapere il perché, che a me viene una voglia matta d’esser Kendy.

Le imperdibili avventure di mia cugina Piera

dicembre 1, 2010

E ti pare poco

mia cugina Piera: eh.

io: e quindi l’hai lasciato.

mia cugina Piera: mh.

io: ma non avevi detto che questo era l’uomo della tua vita?

mia cugina Piera: tsh.

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Le imperdibili avventure di mia cugina Piera

dicembre 1, 2010

Lasciato!

Mia cugina Piera ho capito perché c’ha il bagno che è uno specchio. Mia cugina Piera ieri sera me l’ha confessato, a mezze parole, a casa sua. Mia cugina Piera s’è lasciata col fidanzato.

Le imperdibili avventure di mia cugina Piera

dicembre 1, 2010

Pulizie

Mia cugina Piera sta pulendo il bagno, anche oggi. Quando è nervosa, lei lo pulisce sempre. Si mette lì, butta un po’ di detersivo qua e là e ci si mette d’impegno. È terapeutico, dice. Il bagno è lo specchio della sua situazione sentimentale contingente. Basta andare a casa sua e dargli un’occhiata. Quando splende e riluce, quando ti ci puoi specchiare dentro le piastrelle, ecco, vuol dire una cosa sola. Che ci sono dei problemi.

Ultimamente sembra di entrare in una gioielleria. E ho detto tutto.