Archive for giugno 2010

Lugano m’impressiona (il racconto)

giugno 30, 2010

[questo pezzo è apparso sul secondo numero di Piazza Riforma, la rivista della città di Lugano]

A Virginia adesso piace un sacco Van Gogh, giuro, non è uno scherzo. Ecco, che poi uno dice, non ci sarebbe nulla di strano – effettivamente, Van Gogh è amato da un’infinità di gente e nutre di molta parecchia indiscussa popolarità – se non fosse che Virginia non ha ancora compiuto tre anni. Il fatto è che i bambini d’oggi sono davvero precoci, accidenti, in tutto e per tutto. Ricettivi, sveglissimi, rabdomanti del particolare, come piccole spugne assorbono qualsiasi cosa tu gli proponga. Dici loro qualcosa e vogliono sapere. Quando notano un dettaglio fuori posto, esigono spiegazioni. E mica è poi così facile, riuscire a dargliele, tutte queste spiegazioni. Sono impressionanti, i bambini d’oggi, ecco, sono dei veri impressionisti.

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a cuore aperto (intervista doppia a me stesso)

giugno 24, 2010

esterno giorno: sulla porta, due giovani uomini, con un’incredibile e sorprendente somiglianza, non fosse per la capigliatura completamente diversa e per un paio d’occhiali da vista, si salutano cordialmente

buongiorno.

buongiorno a lei.

una stretta di mano né troppo vigorosa, né troppo fiacca. cauti, si sorridono prudenti

lei sa chi sono io?; fa quello con gli occhiali e i capelli corti che sparano all’insù.

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linea d’ombra

giugno 23, 2010

io con mia nonna (paterna) Clementina, detta Clemens, mai capito se per inflessione dialettale milanese o per tendenze esterofile (anche se decisamente propendo più per la prima ipotesi).

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quasi zen

giugno 23, 2010

Fuori sta piovendo. Virginia si aggira per la casa con in mano una torcia elettrica (una delle sue passioni, per un certo periodo). L’accende e la punta dove le capita, sotto il divano, sulla parete, sul soffitto, nei miei occhi… Dopo un poco si ferma. Guarda fuori, si accorge che piove. Allora va verso la portafinestra, si appiccica al vetro e cerca di far luce verso il cielo. Resta lì per un bel po’. Allora glielo chiedo.

Ma Virginia, cosa stai facendo?

Voglio illuminare la pioggia!

Ecco, mica lo sapevo che c’avevo una figlia zen.

succo e polpa

giugno 21, 2010

acquerello e china su carta [1998]

1.9 Traiettorie

giugno 21, 2010

Per raggiungere la dimora, si presume eterna, di mio padre, percorro una traiettoria stabilita. Ogni volta così. La via, credo di poter affermare con quasi assoluta certezza, pur non avendola mai misurata, più breve. Come se avessi inserito il navigatore automatico. Mi lascio guidare, quasi in trance. Appena entro, superato il cancello, una cinquantina di metri dritto, poi leggera curva a destra, al primo incrocio imbocco il primo vialetto a sinistra, sempre dritto per un’altra cinquantina di metri, al bivio, in fondo al cimitero, curva a gomito a destra, impossibile da non vedere, ci sta il muro di recinzione davanti. Rallentare, qualche metro ancora, stop. Sono arrivato.

1.8 Attesa

giugno 21, 2010

Poter piangere o salutare o andare a trovare i propri cari, avere la certezza che stiano sempre lì ad aspettarti, ecco, credo sia indiscutibilmente un bel privilegio. Sapere, o perlomeno illudersi, che non vedano l’ora di sentirsi raccontare le ultime novità, scrutarti nel cuore, riascoltare la tua voce, venire a conoscenza degli ultimi pettegolezzi, anche, chissà. E tu, a tua volta, provare una sorta di dolce consolazione, sapendo che, qualunque cosa tu dica, il loro sorriso non muterà. Be’, credo sia davvero un bel consolante conforto, già.

(immensamente) Giulio non lo sa

giugno 17, 2010

Ciao, bentornato, come stai?, Giulio mi sorride dall’alto delle scale.

Giulio non lo sa che sto arrancando col palato disidratato e, appena gli sono vicino, terminati i gradini, mi stringe la mano.

Giulio non lo sa, ma io sto sudando per tutta una serie di motivi, non secondario quello per cui mi sono coperto troppo (maglioncino a collo alto e giacca di velluto) e fuori ci saranno una trentina di gradi col 98% di umidità.

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there’s no blood thicker than ink

giugno 16, 2010

[acrilico su compensato, 1999]

These days, days, days… run away like horses over the hill…

1.7 Numeri

giugno 15, 2010

Migliaia, però. Uno a fianco dell’altro. Tante voci che s’innalzano all’unisono. E forse di più, decine di migliaia. Una piccola città. Come strade. Percorsi che s’intrecciano. Paralleli e ordinate. Tropici immaginari. Coordinate da reimpostare. Numeri. Nomi. Sguardi. Magari soltanto sfiorati, nel parcheggio di un supermercato. Insomma, immaginari. E per questo mortali.

1.6 Missing

giugno 15, 2010

Ieri riflettevo su una cosa. Quando si muore, s’ha l’usanza di dire che quella persona è scomparsa. Ecco, io non sono propriamente d’accordo con quest’affermazione qui. Perché scomparse, le persone che stanno qui dentro, non lo sono mica, scomparse. Già, perché loro, i presunti scomparsi, loro sono qui, vicini, accomunati, probabilmente da destini diversi, ma allo stesso modo identici. Già, ancora una volta è così, tanto così lontani ma così parecchio vicini. Tenuti assieme da ciò che è stato, dalle loro vite passate. Vite. Fatte di carne e di sangue. Di ossa e di sguardi. Di strette di mano e di pacche sulla spalla. Di baci. Di abbracci. Di scoperte. Di delusioni. Di felicità terrene. Private e comuni. Collettive e individuali.

primo natale

giugno 15, 2010

cinque mesi compiuti da poco, in braccio a mio nonno Giulio (ramo materno). Io c’ho un bel bavaglino bordato d’azzurro, la faccia quasi terrorizzata (chissà cosa avevo visto… e dire ch’era natale!), di sorrisi manco l’ombra. Mio nonno invece, è più disteso, elegante, camicia bianca, gilet scuro e cravatta intonata. L’albero – addobbato come si conviene – ha il pregio di limitare, seppur parzialmente, la vista di un quadro a tematica marina sul quale preferirei astenermi…

al fuoco!

giugno 4, 2010

Stiamo giocando al dottore.

Le bamboline Martina e Giorgia sono stese sui cuscini pronte per venir visitate. Oltre a loro ci sta anche una piccola Minnie. Io faccio il dottore, la Virginia è la loro sorella maggiore. Nonostante il tempo, ormai estivo, pare stiano tutte abbastanza male.

Papà papà visitale…!

D’accordo, d’accordo. Da chi parto?

Da Minnie!

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