Archive for maggio 2010

sempre più in alto

maggio 31, 2010

Qui ero un arlecchino un po’ bohemienne, in piedi sul tavolo della cucina di mio zio Eraldo (la sua casa m’è sempre piaciuta un mondo), avevo tre anni, il solito taglio a scodella e un paio di scarpe inguardabili. Per il resto, direi che è ufficiale, io da bambino, nelle foto, non ridevo proprio mai, neanche a carnevale…

1.5 Avi

maggio 31, 2010

I miei avi, definiamoli così, da parte di padre, sono dimorati lungo la parete che una volta, prima dell’ennesimo allargamento e ristrutturazione, coincideva con quella del muro d’ingresso. Le foto sono sbiadite, i nomi scritti con caratteri desueti, in rilievo. I cognomi sono tipicamente milanesi, al peggio lombardi, e alcuni, indiscutibilmente, coincidono con quelli degli avi del mio amico Pietro. Alla lontana, già, ecco, ma l’avevo appena detto, sì, che siamo quasi parenti, io e lui, vero?

1.4 Piccole tombe

maggio 31, 2010

E poi ci sono anche le tombe dei bambini. Sono le più colorate, le più addobbate, le più fuori luogo. Io ci giro lontanissimo, non ho mai avuto il coraggio di avvicinarmi troppo. Sembrerà una faccenda banalmente scontatamente stupida, ma mi tremano le gambe solo al pensiero, ecco.

prossimamente

maggio 26, 2010

Di prossima uscita “Libro sui Libri (9 racconti sull’esperienza della lettura)”, a cura di Rossano Astremo, Coolibrì – Lupo Editore. In Puglia, area salentina, già se ne parla parecchio. Tra i nove, c’è anche un mio pezzo, in perfetto braga style.

per una rete in più

maggio 25, 2010

Virginia ha appena visto scorrere le immagini dei festeggiamenti dei tifosi nerazzurri (e in questo mese, come dire, ce ne sono stati parecchi, vero?). Mi guarda e mi dice.

Papà papà sei contento?

Perché, le chiedo.

Perchè ha vinto l’Internet!

milano s’è accesa

maggio 25, 2010

tecnica mista su compensato [21×35]

cose mai viste

maggio 25, 2010

tecnica mista su compensato [21×35]

1.3 Parentele inaspettate

maggio 24, 2010

Una mattina di metà dicembre ci sono andato col mio amico Pietro. Anche lui ha perso il padre, giusto un paio di settimane prima del mio. Io e Pietro ci conosciamo da quando avevamo sei anni, dalle elementari, stessa classe. E poi le medie, l’oratorio e tutto il resto. Lui però, a differenza mia, è un gran cervellone e in più, fattore d’importanza non secondaria, studia la bibbia (che volete farci, ognuno c’ha le sue perversioni), quindi è particolarmente indicato, in luoghi e contesti come questo.

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1.2 In compagnia

maggio 24, 2010

Al cimitero ci vado molto spesso con mia madre. Qualche volta anche da solo, però. Non ho ancora deciso quale dei due casi preferisca. Io. Ma anche lei, intendo dire.

Titulo: da sinistra verso destra (dall’alto)

maggio 24, 2010

Julio Cesar, Maicon, Zanetti, Samuel, Lucio, Chivu, Cambiasso, Sneijder, Pandev, Milito, Eto’o… ahah..!

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Perfezionismi vocali

maggio 22, 2010

È pomeriggio. Siamo nel giardino dei miei, sotto il gazebo, tra le piante. Abbiamo convinto Virginia a improvvisare un piccolo show cantato. C’è una certa canzone di un certo ragnetto che sta su un certo rubinetto che mi continua a canticchiare da stamattina e allora le ho detto di cantarla adesso, quale migliore occasione, davanti alla nonna Isa e alla zia Lella, insomma, un pubblico come si deve. Lei sulle prime fa un po’ la ritrosa, ma poi accetta. E così si mette in piedi sulla sedia di plastica, assume la posa da cantante e fa per cominciare. Ma sul più bello si blocca. Si appoggia la manina sul viso, fa un’ espressione buffa e poi scuote un pochino la testa.

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omonimi nel nome (ma non nello sguardo)

maggio 19, 2010

io e mio nonno giuseppe, nel giardino (fiorito) di casa. lui accovacciato, pantaloni lunghi e canotta, io in piedi, vestito che sembra che indossi la divisa della nazionale polacca. è il sessantanove, avevo due anni e qualcosa, e lui, che andava di pari passi col secolo, aveva gli stessi anni di quell’anno. lui sorride leggero in camera. io tengo lo sguardo basso serioso e pensieroso. chissà a cosa stavo pensando. già. riguardandola adesso, questa foto, mi fa un effetto strano. il bambino, più che io, a me mi pare lui…

yesterday

maggio 19, 2010

siamo in auto. stiamo ascoltando i beatles. virginia mi fa:

ma perché, ma perché quando sono nata, non mi ricordo, quando sono nata?

ah. il potere evocativo della musica.

E toccare

maggio 16, 2010

E toccare la profondità delle cose

Toccarla consapevolmente

Fino a scottarsi l’anima

E toccare senza le mani

O almeno provare

Un esercizio puramente teorico

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E assaporare

maggio 15, 2010

E assaporare una pasta al pomodoro piuttosto al dente

Semplice, ma sostanziosa e appagante

Sia per lo stomaco che per lo spirito, come fosse benedetta dal cielo

Ma questo vale anche per la pasta al burro, beninteso

E assaporare la prima colazione, il gusto semplice di prepararla

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primi passi

maggio 15, 2010

Di bianco – o quasi – vestito, da capo a piedi, berretto compreso, comincio a sgambettare per le strade del mondo, sull’erbetta insomma, con gli occhi fissi in camera, a metà tra il timoroso, il perentorio e il corrucciato, sostenuto dalle amorevoli mani di mia madre (non poco scosciata) che indossa un bel vestitino floreale molto parecchio sixties. E poi, ecco, non saprei proprio dire chi fosse quella bambina che si intravede di scorcio, ma non credo sia rilevante.

Perché su tutte, riguardando questa foto, mi colpisce una cosa. Mia madre era davvero bellissima e io non lo sapevo.

E annusare

maggio 13, 2010

E annusare l’aria, come uno scaltro politico navigato

Che – con la narice malata e imbiancata – ne percepisce l’onda, o almeno crede

Ma che, ahi lui, non ha fatto i conti con i propri elettori, stanchi delle solite inevase promesse

Fin troppo navigato, sì, ma – nonostante l’imbiancatura nasale – sul punto d’affondare

Un colpo d’ala, ci vorrebbe, come una redenzione extra-parlamentare

Come un ultimo indimenticabile comizio elettorale

Prima che venga messa la croce sulla scheda

Il tempo ci sta ancora, certo che ci sta

Prima che gli exit pool decretino i risultati

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E sentire

maggio 12, 2010

E sentire la pioggia, ancora, battere sul tetto

Che quest’anno, davvero, la primavera salti un giro?

No, it’s not possible

Orecchie tese e occhi stanchi

Muscoli temprati dalla battaglia

Ti senti quasi come la Beneamata, pericolosamente in bilico, puoi vincere tutto, come perderlo, in un amen

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e ti pare poco

maggio 11, 2010

E dire che me l’avevano detto che ci sarebbe stato da pedalare. Mai però, avrei pensato così tanto… proprio vero, come dice Gianni, quant’è dura la salita, e uno su mille ce la fai

E vedere

maggio 11, 2010

E vedere il tempo scorrere senza poter far nulla

Tu che ci hai sempre creduto e che sempre ci crederai

Sprofondato nel letto arrivi persino a rimpiangere di non aver tenuto con te quelle gocce

Oggi ti sarebbero servite

Oggi che sei distrutto, a terra, senza vita

Non dici mica tutte, certo che no, ma qualcuna avrebbe fatto senza dubbio comodo

E che il lavoro vada a farsi fottere, se manca la forza d’alzarsi, figuriamoci prendere la metropolitana

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È maggio il più crudele dei mesi (ma…)

maggio 5, 2010

Evidentemente in questa data stava scritto già tutto

Le catarsi e le nemesi hanno una loro specifica puntualità

E tu poco puoi farci, ma…

Tutto si ripete, ciclicamente, pur cambiando sostanza

È così, adesso, la tua vita pare un confuso cerchio fatto di fuoco, di latte, d’acqua e di ghiaccio

Un cerchio sghimbescio che si chiude, in questa giornata piovosa

In questa giornata che non c’era bisogno di segnarsi sul calendario

In questa giornata nella quale trionfa il senso e il non senso

In questa giornata nella quale chiedi scusa, ma mai a sufficienza

In  questa giornata di lacerazioni e di promesse

Anni come giorni, minuti senza gioia, senza grazia e senza storia

Il peccato è una crosta sulla mano

La felicità, una carezza fatta a occhi chiusi

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la cura (remix 2010)

maggio 2, 2010

In questo periodo un mio caro amico è finito all’ospedale. Per fortuna ora è in via di guarigione, ma per qualche giorno, ecco, insomma, se l’è vista un poco brutta. A me, per assonanza, è venuta in mente una vicenda che mi  accadde circa tre anni fa. A riguardo, scrissi questo pezzo.

Il primo dottore mi aveva prescritto un certo antibiotico in pastiglie, piuttosto generico, in quanto aveva riscontrato, dopo una visita piuttosto accurata della durata di circa due minuti e qualcosa, un certo arrossamento alla gola. Prenda questo due volte al dì per la gola e prenda la tachipirina per la febbre, ma solo se supera i trentotto. Aveva anche voluto quindici euro per la visita. Così c’era scritto, piuttosto esplicitamente, su un foglio appeso alla porta e così aveva preteso. I non residenti, io lo ero a tutti gli effetti, dovevano lasciare quella cifra. E va bene. Casa mia stava a seicento chilometri, il discorso non faceva una piega. La farmacia invece era di fianco allo studio del medico, quindi, attraversata la sala d’aspetto, avevo acquistato l’antibiotico e avevo cominciato la cura.

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Ballata quasi primaverile (del caro poeta estinto)

maggio 1, 2010

Pizze surgelate a colazione

Una buona soluzione

Per il fegato e per la pancia

E per il conto che tieni chiuso in banca

E intanto questa primavera che tarda ad arrivare

Ti innervosisce e ti fa imprecare

Tu ci provi a non pensare

Ma ti è più facile non mangiare

Saltare i pasti non è come bestemmiare

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