Vinile

Quel giorno ero a casa e voglio raccontarvi cosa mi accadde.

Fuori pioveva da tre settimane, ormai. Ne parlarono anche giornali e tv, all’epoca. Erano le sei del pomeriggio ed ero appena rientrato in casa. Mentre mi asciugavo la testa con una salvietta (l’avevo presa tutta, non amavo gli ombrelli), soprappensiero, estrassi un disco dallo scaffale. Era un vecchio vinile uscito quindici anni prima. Non voglio dire che disco fosse e del resto credo non interessi. Ma ecco ciò che avvenne.

Fin dalla prima canzone sentii crescermi dentro qualcosa d’insolito. Un impulso poco definibile, una sorta d’inquieta affezione, che si trasformò in una fitta dolorosa e violenta allo stomaco. Un martello in pancia m’avrebbe procurato meno sconquassi. Mi sedetti in poltrona e alzai il volume. Al secondo pezzo, meccanicamente, sentii la necessità di bere. Così mi alzai, presi una birra dal frigo, la stappai e cominciai. Non m’accorsi neppure, ma al termine di quella canzone l’avevo già finita. Mi vidi costretto ad alzarmi di nuovo e a prenderne un’altra. Questa riuscì a durarmi per un paio di brani. Mancava un pezzo al termine della facciata, quindi feci in tempo a stapparne una terza. Quando la puntina si levò e il disco smise di girare, mi avvicinai allo stereo per voltarlo e fu allora che mi resi conto. Quello che avevo appena ascoltato era il lato B e non il lato A del disco. Nulla, a ben vedere, di straordinario. Al contrario, questo piccolo episodio mi sconvolse in maniera inammissibile. Rimasi scosso e stordito, con le mani che mi tremavano. Cercai di capire, ma non riuscii a darmene ragione. Mi fermai per qualche minuto col cartone della copertina tra le mani, torturandolo senza motivo. Poi lo riposi, girai il disco e tornai sul divano. Una volta seduto mi dovetti rialzare subito, la birra era terminata. Ne presi un’altra che finii in un solo sorso. A quel punto ne tirai fuori due dal frigo, tanto lo sapevo. All’inizio del terzo pezzo avevo attaccato a bermi la seconda. Con l’ultima canzone avevo terminato la scorta di lattine. Presi la bottiglia di Porto – la tenevo sulla mensola della cucina per le occasioni – e la stappai. Me la bevvi a collo, il bicchiere non mi serviva. Risentii quel disco per tutta la notte. Di continuo, senza interruzioni o ripensamenti, come la pioggia che là fuori, continuava a scendere. Sentivo che dovevo farlo. Dopo il Porto mi scolai un cartone di rosso del supermercato e mezza bottiglia di gin. Sbronzo e privo di forze, caddi sul pavimento. Diedi di stomaco e cominciai a rotolarmi nel mio stesso vomito. I singhiozzi si confusero ben presto con la musica.

Solo allora ricordai che quel disco l’avevo comprato il giorno in cui mia moglie morì.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: